Per accedere qui devi essere registrata! È facilissimo!
Entra nel mondo Dolcidee... con noi amerai i dolci ancora di più!
Il forum dolcidee
Torna al Forum(RACCOLTA) UN DOLCE PER SANTA LUCIA
Creata da pippa73
il
1062
2 anni
Il mese di Dicembre e' già incominciato.......l'aria delle prossime festività natalizie si sente nell'aria......ma prima del Natale c'è un'altra ricorrenza......
"La festa di Santa Lucia è una ricorrenza molto sentita in Italia, soprattutto nelle regioni del Sud ma non solo: sono tanti e vari i piatti tradizionali che si cucinano il 13 dicembre. Ultima festa prima del periodo natalizio, la Santa originaria di Siracusa simboleggia la purezza e la forza delle proprie convinzioni: alla sua particolare storia si intrecciano ricette di biscotti, dolci di vario tipo, primi piatti, ma anche ricette da street food ormai famose in tutto il mondo. "
Ecco, dolcine, in questo post faremo una raccolta di tradizioni gastronomiche e non in onore di Santa Lucia.......
"La festa di Santa Lucia è una ricorrenza molto sentita in Italia, soprattutto nelle regioni del Sud ma non solo: sono tanti e vari i piatti tradizionali che si cucinano il 13 dicembre. Ultima festa prima del periodo natalizio, la Santa originaria di Siracusa simboleggia la purezza e la forza delle proprie convinzioni: alla sua particolare storia si intrecciano ricette di biscotti, dolci di vario tipo, primi piatti, ma anche ricette da street food ormai famose in tutto il mondo. "
Ecco, dolcine, in questo post faremo una raccolta di tradizioni gastronomiche e non in onore di Santa Lucia.......
Per accedere qui devi essere registrato!
È facilissimo! Entra nel mondo Dolcidee... con noi amerai i dolci ancora di più!
Chi Siamo
Magazine
Ricette
Community
Risposte (93)
CALABRIA
In tutto il territorio regionale è consuetudine la preparazione della cuccia (proveniente dalla vicina SICILIA) composto da grano bollito dolce o salato.
- In alcune zone del COSENTINO veniva preparata la cuccia salata, con dentro gambe ed i piedi di un capretto sacrificato per l’occasione.
- a CASSANO SULLO JONIO , il piatto: "la santalucia" era a base di granturco.
Dopo aver bollito il cereale, si poneva a raffreddarlo per una notte intera per poi condirlo col mosto cotto, al mattino successivo. La massaia, prima di fare quest’ultima operazione guardava i chicchi di mais per potervi intravedere l’impronta del piede della santa, che durate la notte aveva visitato e benedetto la casa.
- a CORIGLIANO CALABRO, nel cosentino, per la vigilia di tale festa oltre alla cuccia, si segnalava la tradizione di mangiare tredici frutti diversi (compresa la frutta secca)
- a FAGNANO CASTELLO, sempre in provincia di Cosenza, i ragazzini si recavano di casa in casa per chiedere tale pietanza, mentre nella notte della vigilia della festa in onore di questa santa siracusana, era tradizione porre sul balcone o sul davanzale della finestra un piatto pieno di cuccia affinché la stessa ne assaggiasse il contenuto.
- a LONGOBUCCO, nel cosentino, veniva preparata una cuccia dolce, posta poi sulla tavola affinché ognuno se ne potesse servire.
In altri centri della provincia di Cosenza come ALTOMONTE e ROSSANO, si distribuivano ai poveri fichi secchi, legumi e cereali, mentre a MORMANNO, castagne cotte, a PEDACE invece, venivano consumati insieme alla cuccia.
- a VERZINO, nel crotonese, sempre in onore della suddetta santa si preparavano i crustuli e i cullurelli, rispettivamente tipici dolcetti e frittelle, con parte dell’impasto di quest’ultime si realizzava, prima della frittura, una croce sul camino in segno di buon auspicio.
Nel Veronese troviamo "Le frolle di Santa Lucia" semplici e golosi dolcetti di pasta frolla al sapore di zucchero a velo, semplici ma graditissimi da grandi e piccini, realizzate con delle forme particolari stelle, alberelli, ecc.
Per tradizione la notte del 12 dicembre vengono lasciati dei dolcetti sulla tavola e la Santa gira per le casa portando ai bambini bravi giocattoli e doni, invece ai bambini monelli carbone!
Il 13 dicembre nel Veronese e in altre zone di Veneto si festeggia con particolare solennità santa Lucia.
Secondo la tradizione popolare veronese, intorno al XIII secolo, in città, era scoppiata tra i bimbi una terribile epidemia di “male agli occhi”. Si decise allora di chiedere la grazia a santa Lucia, con un pellegrinaggio a piedi scalzi e senza mantello, fino alla chiesa di S. Agnese, dedicata anche alla martire siracusana, posta dove oggi c’è il Municipio.
Il freddo non invogliava i bambini a partecipare al pellegrinaggio, allora i genitori promisero loro che, se avessero ubbidito, la santa avrebbe fatto trovare dei doni al ritorno.
I bambini accettarono, si fece il pellegrinaggio e poco tempo dopo l’epidemia si esaurì. Da quel momento è rimasta la tradizione di portare in chiesa i bambini, per la benedizione degli occhi, il 13 dicembre e ancora oggi, la notte del 12 dicembre, i bambini aspettano S. Lucia che porta i regali, in sella ad un asinello.
Si usa lasciare un piatto sul tavolo con del cibo con cui ristorare sia lei che l’asinello prima di andare a dormire.
Si racconta che le spoglie della santa siracusana siano passate da Verona nel loro viaggio verso la Germania intorno al X secolo.
Ciò spiega anche perchè il culto della santa sia molto diffuso nel nord Europa. Sicuramente più fondata è l’ ipotesi che culto di Santa Lucia derivi dal periodo di dominio della Serenissima su Verona. Venezia infatti, già nel 1204, fa trasportare le spoglie della santa nella città lagunare.
Lucia era nata a Siracusa, dove imperversava il paganesimo, e quando la città fu invasa dai Saraceni, i cittadini nascosero il corpo in un luogo segreto per sottrarlo alla furia degli invasori, ma nel 1040 venne trafugato a Costantinopoli. Nel 1204 i Veneziani trasportarono le reliquie da Costantinopoli nella città lagunare.
A Venezia le spoglie riposarono fino al 1861 nella chiesa dedicata a S.Lucia in riva al Canal Grande. Chiesa che venne demolita per far posto alla stazione ferroviaria, alla quale si diede il nome di Santa Lucia. L’urna della Santa venne trasferita nella vicina chiesa di San Geremia, dove si trova tuttora.
Essa oggi e' meta di devoti che invocano la guarigione di problemi agli occhi.
Nelle giornate dal 10 al 13 dicembre la piazza di Santa Lucia si riempie quindi di bancarelle di venditori che offrono diversi articoli: dai prodotti tipici agli articoli da regalo.
"Sante Lùcie el fredo scrùscie (dicono a Udine)."
"Santa Lucia da la brodarella, Natale da le stradarella."
“Da Santa Lucia il freddo si mette in via”;
“Per Santa Lucia il giorno corre via”;
“Santa Lucia con il fango, Natale all’asciutto”;
“Per Santa Lucia e per Natale, il contadino ammazza il maiale”;
“Da Santa Lucia a Natale il dì s’allunga quanto un passo di cane”;
“Santa Lucia il giorno più corto che ci sia”.
“A Santa Lucia un chicco di cuccia”;
“Santa Lucia vorrei del pane ma pane non ho, digiuno mi sto”.
Santa Lucia è patrona dei fidanzati, dell’Amore Vero, quello difficile, che deve superare un sacco di prove.
La filastrocca “l’è rivàda Santa Lùssia / i morosi i se dà al saco [si nascondono] / per no pagarghe [alla morosa] el mandolàto”, in riferimento a un’usanza veneta di questo giorno che imponeva ai fidanzati di acquistarne grande copia alle varie fiere dedicate alla Santa, da donare alle fidanzate.
E poiché la notte di S. Lucia è la più lunga che ci sia, le fanciulle di FORLÌ seguendo il proverbio “Per Santa Lòzia un cul d’gocia (una cruna d’ago), la passavano a cucire la camicia da notte che avrebbero indossato la prima notte di nozze.
Si dice anche :”Per Santa Luzì la fira i fa, e al ragàzi ai raghéz la piè a gli dà” (Per santa Lucia fanno la fiera e le ragazze ai ragazzi danno la piada),
“ S. Lucia mia, arbimi l’uocchi e nun farmi accecà”;
"Santa Lucia, prima di chioviri lampìa”,
“Dice Lucia al papà cortese, secondo le entrate fai le spese”,
“ Da S. Lucia a Natali tririci jorna nun li cuntari”;
“Di la ‘Mmaculata a S. Lucia un passu di cuccivia” (allodola);
“A S. Lucia la dì cresce’na pidata di gaddi”,
“ S. Lucia, al genere umano, del ciel variegato di luci, mostra la via”.
Dolcine mi raccomando rendete onore a questa bella raccolta!
In tante regioni d'Italia Santa Lucia è sentita come il Natale 🥰
Vi aspettiamo con tante belle ricette!
🤗
x quelle precedenti ho dovuto "invitare con insistenza" alla partecipazione e pubblicazione dei link delle loro ricette e alcune mi hanno completamente ignorata :-(
Sono morbide delizie aromatizzate allo zafferano, la loro forma più diffusa è quella a forma di “esse" che racchiude dolci uvette nelle sue spirali. Si presentano così i LUSSEKATTER, ovvero i celebri Gatti di Santa Lucia che arrivano dalla SVEZIA e fanno parte di quei dolci tradizionali legati a questa commemorazione,
La parola stessa Lussakatter è da sempre stata associata alla Santa protettrice della vista e portatrice di luce, che si celebra il 13 dicembre, il giorno più buio dell’anno.
Da qui la scelta di insaporire con lo zafferano questi morbidi panini e renderli così luminosi come piccole fiammelle di candele. Secondo un’altra leggenda il termine Lussekatter si riferisce alle parole tedesche: Lucifero e gatti. Per spiegare questa simbologia ci viene in aiuto una credenza germanica, secondo la quale il diavolo sotto le sembianze di un gatto impauriva i bambini e Gesù donava ai piccoli più meritevoli dei dolcetti colorati di giallo che con la loro luce avrebbero allontanato Lucifero.
In SVEZIA e in DANIMARCA, il culto di Santa Lucia e' molto diffuso e per tradizione la mattina del 13 dicembre, la figlia primogenita della famiglia si veste con una tunica bianca e una sciarpa rossa in vita e, con il capo coronato da un intreccio di rami e sette candeline accese, porta caffè, latte e dolci ai famigliari ancora a letto, accompagnata dalle sorelle più piccole vestite anche queste con tunica e cintura bianche.
Santa Lucia e' protettrice dei fidanzati, degli occhi e dei bambini, degli elettricisti e degli scalpellini.
Essa è anche la protettrice dei ciechi, e degli oculisti (tanto che la tradizione vuole che sia invocata per chiedere un miracolo per la vista e le malattie degli occhi)
A Santa Lucia si mangia la CUCCIA (cuccìa) DI SANTA LUCIA!
È questa un'antica tradizione siciliana legata alla Santa protettrice di Siracusa.
La cuccia, che deriva dal termine dialettale coccio ovvero chicco, è un dolce povero, tipico a base di grano che si prepara il 13 dicembre in Sicilia per commemorare Santa Lucia.
Grano bollito, ricotta di pecora, gocce di cioccolato e una spolverata di cannella, questi i semplici ingredienti che compongono “la cuccìa”.
L'usanza di mangiare il grano in questo giorno di festa ha origini antiche contese tra Palermo e Siracusa, ma la storia propende più per la seconda città.
Si narra, tra storia e leggenda, che intorno al XVII secolo il popolo siciliano fu colpito da una grave carestia che lo mise in ginocchio. L'arrivo provvidenziale (proprio il 13 dicembre del 1646 annunciato dal volo di una quaglia che volo' dentro al Duomo di Siracusa, poggiandosi sul soglio episcopale) di una nave carica di grano risollevò la popolazione stremata dagli stenti e trarne sollievo dal periodo di privazione che i cittadini stavano vivendo)
Date le condizioni disperate, i siracusani non aspettarono di macinare il grano per farne farina, ma lo bollirono e lo mangiarono subito.
Questo avvenimento miracoloso fu attribuito all'intercessione della martire e dal quel giorno, ogni 13 dicembre, i siciliani consumano il grano per onorare Santa Lucia.
In origine si preparava il grano cotto condito semplicemente solo con olio ma con il trascorrere degli anni, la cuccia divenne un dolce al cucchiaio più raffinato e appetitoso, arricchito da gustosi ingredienti.
Inoltre in quel giorno i siciliani non consumano cibi a base di grano, ma cuccia, arancine e panelle.
Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia: ecco cosa dice il vecchio detto popolare, benché sia ormai dimostrato che il giorno più corto dell'anno in realtà è il solstizio d'inverno, che cade fra il 21 e il 22 dicembre (questo e' accaduto per il passaggio dal calendario Giuliano a quello Gregoriano)
Ma questo detto sta a simboleggiare uno spartiacque fra il buio e la luce, la fine del periodo più duro, malgrado le temperature dei tre mesi invernali ancora da vivere. La luce, nella cultura cattolica, è un elemento molto importante: dopo Santa Lucia lentamente le ore di luce dovrebbero iniziare ad aumentare, almeno idealmente
Prima delle correzioni introdotte dal calendario gregoriano il solstizio d'inverno, che segna l’inizio della stagione più fredda, cadeva proprio nella giornata del 13 dicembre.
Nelle campagne, in questa data, era diffusa un’usanza solidale: chi aveva avuto raccolti più abbondanti ne donava una parte a chi aveva avuto una stagione meno fortunata.
Una delle storie che si racconta è che nel Bresciano, dopo un periodo di carestia, alcune signore di Cremona avevano deciso di inviare ai cittadini sacchi di grano a bordo di un carro trainato da asinelli. La distribuzione, porta per porta, sarebbe avvenuta proprio nella notte tra il 12 e il 13 dicembre e da lì si cominciò a parlare di un intervento della Santa. Nacque così, da un’antica usanza contadina e da queste storie, la tradizione dei doni in occasione del giorno di Santa Lucia.
Secondo le fonti agiografiche, Lucia sarebbe nata sul finire del III secolo: apparteneva ad una nobile e ricca famiglia cristiana di Syracusæ e sin dalla più tenera età, a causa della morte del padre, fu promessa in sposa a un giovane ricco patrizio pagano.
Ma la madre della futura santa si ammalò: dopo diverse cure le due si recarono in pellegrinaggio al sepolcro di Sant'Agata, la santa catanese martire.
È proprio qui che Lucia ebbe la sua rivelazione: è la stessa santa a dirle che sarebbe stata lei a concedere la grazia alla madre. Lucia, infatti, si addormentò durante la preghiera e sognò la santa catanese che le diceva: "Lucia sorella mia, vergine consacrata a Dio, perché chiedi a me ciò che tu stessa puoi concedere? Infatti la tua fede ha giovato a tua madre ed ecco che è divenuta sana. E come per me è beneficata la città di Catania, così per te sarà onorata la città di Siracusa”.
Da quel momento Lucia consacrò la sua vita a Dio, ma non fu una scelta facile: per i tre anni successivi si privò di tutti i suoi beni per darli ai bisognosi. Il promesso sposo non accettò la sua scelta in maniera pacifica (rompere il fidanzamento e fare voto di castità) e, approfittando delle persecuzioni dei cristiani da parte di Diocleziano, la denunciò. Durante il processo Lucia mise in difficoltà più volte i suoi inquisitori, sperimentando "stati miracolosi": la storiografia cristiana narra che divenne pesantissima, tanto che nessuno riuscì a trascinarla via, per condurla in un lupanare a cui era stata condannata.
A quel punto Lucia fu accusata di stregoneria e torturata col fuoco, ma le fiamme non la toccarono. Fu infine messa in ginocchio e finita di spada per decapitazione, o secondo le fonti latine, con un pugnale in gola (jugulatio).
Prima di morire Lucia profetizzò la caduta di Diocleziano e la pace per la Chiesa.
E la leggenda che narra di Lucia che si strappa gli occhi per dimostrare la purezza e la forza della sua fede al promesso sposo (il quale le aveva detto che senza i suoi occhi non avrebbe potuto vivere)?
In realtà, questa celebre narrazione non trova riscontro nelle varie tradizioni, almeno fino al secolo XV. Secondo le fonti più accreditate, infatti, l'emblema degli occhi nella coppa, o sul piatto, si collega con la devozione popolare che l'ha sempre invocata come protettrice della vista, anche per spiegare l'etimologia del suo nome latino, Lux, luce.
I piatti tradizionali di Santa Lucia sono legati al culto della luce, ma anche al grano protagonista di molte preparazioni.
Santa Lucia è legata all’antico culto di Cerere, dea romana del grano e dei raccolti.
a FOLIGNO
Si ripete oggi, come da tradizione secolare, la Festa di Santa Lucia: giornata particolarmente attesa e sentita dai folignati di tutte le età, che affollano lo storico Monastero di Santa Lucia, per rendere omaggio alla protettrice della vista, un culto introdotto e tenuto vivo dalle suore Clarisse che lo abitano.
Un culto, quello folignate, strettamente legato anche all’aspetto cultural gastronomico, grazie alle tipiche "CIALDE DI SANTA LUCIA" vendute esclusivamente il 13 dicembre, nelle apposite bancarelle di fronte la chiesa, e che ricordano nella forma gli occhi della Santa.
Le celebrazioni religiose cominciano il mattino presto con la Santa Messa presieduta dal Vescovo della città.
“Santa Lucia: lu jornu più curtu che ce sia” con questo detto in vernacolo folignate, si indica la vittoria della luce sulle tenebre, riprendendo rituali precristiani, poi collegati alla festività della Santa della Luce.
Alcuni esperti di storia locale ricollegano le cialde a Santa Lucia, sostenendo che la forma stessa sia un richiamo diretto agli occhi della martire, ritratta infatti nell’iconografia cristiana sempre coi suoi occhi in mano.
L’uso di preparare questi tipici dolci risale alla fine del XV secolo, una tradizione autentica, che si rinnova da secoli, precedentemente infatti i ‘ferri da cialda’ venivano utilizzati solo per la produzione di ostie consacrate, nientemeno che dal IX secolo
Nella metà del ‘400 si sviluppa in città una ricca produzione di ferri da cialda, particolarmente ambiti quelli dell’incisore Francesco detto il ‘Roscetto’. Nel quartiere de ‘Le Puelle’ molte famiglie ne conservano ancora di originali.
i “ferri” arroventati sul fuoco che schiacciano la cialda e la cuociono praticamente all’istante, “incidendo” sulla sua superficie circolare monogrammi, stemmi di famiglia, motti o addirittura la data o l’anno di fabbricazione della lunghe pinze di ferro (solitamente con i manici lunghi tra i 60 e i 70 centimetri e con due piatti sovrapposti ad una delle estremità, del diametro di circa 15 centimetri) prodotte in modo artigianale, appositamente per confezionare le cialde.
Gustarle o ammirarle è comunque un piacere, perché sono testimonianza tangibile del tempo che fu. Gli ingredienti sono semplici, così come semplice è la loro preparazione: farina, zucchero, vinsanto, olio, ovviamente semi di anice ed acqua, tanta quanta ne basta per produrre un impasto morbido da riporre, una cucchiaiata per volta, tra i ferri ben caldi.
a BEVAGNA l'usanza della preparazione delle cialde con anice chiamate "panicocoli" richiamano la Sacralità del Pane, ovvero il CIBO sacro per eccellenza.
- a BERGAMO, BRESCIA e VERONA, la Santa, in groppa al suo asinello e seguita dal cocchiere Castaldo, porta doni e dolci ai più piccoli, ma solo a quelli buoni!
I bambini scrivono la lettera a Santa Lucia esprimendo i regali che vorrebbero ricevere.
In cambio dei regali, nella notte tra il 12 e il 13 dicembre, i bambini lasciano un piatto di farina o anche carote per l'asinello, una tazza di caffè per Santa Lucia e un pezzetto di pane per Castaldo.
Santa Lucia cerca di non farsi vedere lasciando fuori dalla porta o bucando il tetto con un cesto con i doni.
La Santa però non ama i curiosi, gettando nei loro occhi della cenere o della ghiaia.
Al risveglio la mattina successiva i bambini troveranno dolci, caramelle e cioccolata e i doni che hanno richiesto, se li hanno meritati.
- a BERGAMO oltre ai biscotti di frolla, si regalavano ai bambini i badì de dama, zuccherini della grandezza di una moneta che venivano legati all’estremità dei lacci delle scarpe.
La festa di questa Santa e' dunque importante quanto il Natale.
Suggestivo luogo di devozione, il Santuario dedicato a Santa Lucia custodisce le preziose reliquie della martire siracusana.
Nel cuore del centro storico di Erchie, il Santuario di Santa Lucia, protettrice degli occhi, sorge nel luogo dove nel Medioevo avrebbe sostato il corpo della martire, a pochi passi dai rifugi dei monaci basiliani.
Il santuario si articola in tre livelli: il tempio sotterraneo, ricavato dall’antro naturale dove sarebbe stato custodito il corpo della santa, una cappella ipogea, con l’icona della Vergine posta sull’altare, e la più tarda chiesa superiore, edificata nel Settecento.
Ultimata nell’Ottocento, la chiesa si presenta sobria, dalla facciata vagamente barocca e divisa in due ordini, e custodisce al suo interno due reliquie della santa: un lembo di pelle e il frammento di un osso della mano.
Nella suggestiva cappella decorata da preziosi marmi policromi, una doppia scalinata conduce all’altare, mentre sulla parete laterale sgorga una sorgente d’acqua miracolosa con la quale i fedeli usano bagnarsi gli occhi.
Nel corso degli anni ci fu il gemellaggio tra Erchie e Siracusa, fecero una grande festa dove furono esposte le reliquie della che vennero portate da Siracusa, per diversi giorni e ci fu tanta gente in pellegrinaggio arrivando da molte parti.
Santa Lucia morì a Siracusa il 13 dicembre 304 e venne sepolta in una catacomba dove sostò sino al 1039, anno in cui la città siciliana fu liberata dal dominio Turco ad opera del generale bizantino Maniace che, trafugato il corpo della martire, decise di farne dono alla sua imperatrice Teodora. La leggenda narra che, intrapresa la via per recarsi a Costantinopoli, Maniace sostò nella foresta oritana, in una grotta che si apriva su di un avvallamento nella zona di Hercle, l’attuale Erchie. La Cappella seminterrata I monaci Basiliani che dimoravano nella vicina grotta messapica dell’Annunziata, dopo aver venerato le sacre spoglie, ebbero in dono come reliquia un osso della Vergine e Martire e, collocatolo nella grotta adibita a Cappella ai bordi dell’avvallamento, dettero inizio alla venerazione di Santa Lucia nel Casale di Hercle. Col passare dei secoli l’osso e un quadretto della Santa che era stato collocato in sostituzione dell’osso trafugato, furono oggetto di venerazione da parte di un numero crescente di fedeli. In seguito la Cappella cadde in abbandono sino a quando nel 1500 il quadretto raffigurante la Santa fu trovato da un vaccaro ai piedi di una mucca che beveva ad una fonte zampillante nel suddetto avvallamento. In virtù di tale ritrovamento gli Ercolani riportarono il quadretto nella Cappella, e, per immortalare il luogo dov’era avvenuto il prodigioso evento, edificarono il Tempio sottostante coprendo la fonte e la zona circostante. Nel 1565 la Cappella e il Tempio sottostante, che si trova ad una profondità di circa 9 metri dal livello stradale, furono visitati da mons. Carlo Bovio, Arcivescovo di Oria e di Brindisi, nel 1603 da mons. Lucio Fornari, nel 1629 da mons. Ridolfi e quindi altri Vescovi. Nel 1638 sull’altare della Cappella venne collocata l’attuale statua lignea di Santa Lucia, che nel 1650 fu anche indorata. Nel 1690 la Cappella fu ornata ancora di una statua in pietra della Santa e nel 1740 fu collocata un’altra statua della Vergine e Martire nel Tempio sottostante che, a causa delle sue fondamenta poco consistenti, nel 1819 crollò. Per niente scoraggiati gli ercolani non solo ne riprendono la costruzione ma, ottenuto del terreno dal Duca di Satriano, feudatario di Erchie, cominciarono a costruire la Chiesa superiore verso il lato Sud della Cappella. Tale chiesa fu ultimata e inaugurata il 25 aprile 1865. Questo gioiello che tanto lustro ha dato al paese di Erchie, oltre ad essere stato prodigo di miracoli della vista ai fedeli che con fede si sono rivolti a Santa Lucia, l’8 aprile 1953 è stato classificato come Santuario diocesano da mons. Alberico Semeraro.
Mi fa piacere😊 che ti sia piaciuta e sei interessata, è un bel posto! Di dove sei? Ti è già capitato di stare da queste parti?
CAMPANIA
"I CICCI DI SANTA LUCIA" rappresentano una delle più antiche tradizioni della cucina tipica di AVELLINO. Un piatto, realizzato secondo la ricetta delle nonne, a base di legumi e cereali conditi con aglio, che nel giorno del 13 dicembre non può mancare in tutte le case.
da provare anche la gustosa PIZZA CON L'ERBA della tradizione irpina, la cui perfetta cottura avviene in una pentola di terracotta.
Sempre in CAMPANIA ( fra Agerola , Praiano e Ravello in particolare ) c’è la tradizione delle frittelle di farina di grano duro “pappolla” o “papocchia”, farina di mais, acqua e sale impastate e fritte nell’ olio d’oliva
- a PADULA, in provincia di Salerno, si cuoce il grano insieme a 13 legumi (lenticchie, fave, ceci, fagioli etc.)
La cucina campana e calabrese si concentra sul numero 13.
- In questa regione inoltre Santa Lucia si festeggia con i purpetiell affogati nel sugo.
LIGURIA
in questa regione l'uccisione del maiale Il 13 dicembre, con la festa di Santa Lucia, prendeva avvio una specie di rito sacrificale: l’uccisione del maiale, di cui nulla andava perso. Basti pensare che perfino le ossa erano conservate sotto sale per farne un economico companatico da affiancare ai cavoli neri e la testa veniva conservata per poi essere consumata assieme alla focaccia di granoturco o alla farinata, dopo la messa di mezzanotte di Natale.
Ma la vera squisitezza era il BERODO LIGURE, sanguinaccio confezionato con il sangue del maiale.
Il berodo in Liguria, è un salamino di interiora e sangue di maiale arricchito con vari ingredienti in base alle tradizioni culinarie della regione in cui viene preparato. Si presenta di colore marrone e si consuma rosolato in padella con cipolla.
Il sangue di maiale, mescolato in parti uguali con latte fresco, viene condito con pinoli, sale, pepe e/o animelle. Si insacca il tutto nel budello di maiale e l'insaccato finale, legato con lo spago assume la forma di salamini. All'impasto si aggiungono sottoprodotti della macellazione del maiale e aromi.
SICILIA
Qui c'è la credenza che a chi si astiene dal mangiare cibi a base di farina la Santa conserverà per sempre la vista, così come quella che vuole che nutrendosi solo di verdure e senza pane, si potrà avere un’illuminazione sul nome e volto della futura sposa o dello sposo.
in questa regione e' assolutamente vietato il consumo di pane e pasta sostituiti con legumi, verdure e piatti a base di riso.
Tradizione vuole infatti che un siciliano mangi almeno un’arancino/a farcita con i condimenti più disparati che ogni anno si aggiungono ai tradizionali ragù di carne e prosciutto e besciamelle.
A questi si aggiungono panelle, timballi di patate o di riso e ovviamente i risotti.
il riso e' un ingrediente principe di questa magica festa, viene presentato anche sotto forme di minestre condite con gli sparaccieddi, i tipici broccoletti, o nel sontuoso riso alla palermitana, ricco timballo condito con melanzane. Insomma il riso sostituiva per l’intera giornata la pasta, e ogni sua variante, dolce o salata, era la benvenuta.
Il pasto si conclude con la cuccia, il dolce.
La Cuccìa
ha numerose varianti: si usa la ricotta di pecora o, in alternativa, la crema di latte bianca e al cioccolato. All'interno anche zuccata (zucca candita), scorza di arancia, oltre a pepite di cioccolato e cannella.
Esiste anche una variante di TRAPANI che vuole che il grano bollito si mangi insieme a fave, ceci (sempre lessati) e mosto cotto.
A CALTANISSETTA invece, la cuccìa non è una specialità dolce ma un piatto salato: una minestra di grano e ceci lessati, condita con olio novello, sale e pepe......
o anche la "pappolla" una ricetta della nonna che vedeva aggiungere pomodori secchi e olive tagliate a dadini piccoli , ricotta salata grattugiata
Gli ARANCINI o ARANCINE
A Siracusa e a Palermo, il menù del 13 dicembre è fatto da piatti poveri, con l'uso di riso e grano, ma anche molto vari. Vietati pane e simili, è impossibile passare il 13 dicembre a Palermo o Siracusa senza mangiare almeno un'arancino (o arancina che dir si voglia). Ma il riso regna anche in altri piatti, come i timballi al forno conditi con sugo e verdure, o anche in dolci di riso fritti e ricoperti di zucchero.
una divagazione:si dice arancino o arancina?
Il genere del nome che indica la specialità siciliana a base di riso con la salsa di pomodoro e la carne (o altro) divide in due l’isola: arancina (rotonda) nella parte occidentale e arancino (rotondo o a punta, forma che potrebbe essere ispirata dalla figura dell’Etna) nella parte orientale, con l’eccezione di alcune aree nella zona ragusana e in quella siracusana. Il gustoso timballo di riso siculo deve il suo nome all’analogia con il frutto rotondo e dorato dell’arancio, cioè l’arancia, quindi si potrebbe concludere che il genere corretto è quello femminile: arancina. Ma non è così semplice sciogliere il dubbio lessicale :-)
Le PANELLE sono delle deliziose frittelle, uno street food tipico della cucina siciliana! A base di pochissimi ingredienti solo farina di ceci, acqua, prezzemolo e sale che formano un impasto simile ad una polenta da cui si ricava la “Panella” i tipici quadrotti o rettangoli; che prima vengono fritti in abbondate olio di semi e poi serviti caldi con sale o limone; oppure nel panino con semi di sesamo (le tipiche mafalde) per dar vita al classico pane e panelle!
Come ogni ricetta tradizionale esistono diverse versioni e numerose varianti!
Il segreto per ottenere delle panelle dalla forma perfetta che non si sfaldano in cottura è stendere l’impasto, farlo riposare qualche minuto e infine intagliare con uno stampino o un coltello. Da questa base si realizzano le classiche panelle di ceci fritte, le golosissime più amate ma anche delle panelle al forno, più leggere ma ugualmente gustose!
Perfette calde e fumanti ma anche fredde. sia come spuntino e merenda come tradizione palermitana comanda!
In ABRUZZO in special modo ad ORTONA si preparano dei biscotti (taralli) ricoperti con glassa di zucchero, chiamati gli OCCHIALI DI SANTA LUCIA
In PUGLIA i tarallini sono molto più piccoli e sono chiamati gli OCCHI DI SANTA LUCIA
GLI OCCHI DI SANTA LUCIA
Ricordano vagamente gli zuccherini montanari, o altri dolci tipici del Sud Italia, come i ginetti calabresi o i taralli siciliani, ma gli occhi di Santa Lucia sono molto più piccoli! Questi tarallini molto morbidi glassati sono tipici della PUGLIA e si preparano nel periodo delle feste di Natale, a partire dal 13 Dicembre, giorno in cui si festeggia Santa Lucia. Realizzati con pochissimi ingredienti (farina, olio di oliva e vino bianco) i tarallini sono privi di sale o zucchero, quindi hanno un gusto molto neutro prima di essere tuffati nella glassa a base di acqua e zucchero a velo (chiamata sclepp) che dona la giusta dolcezza! Come tutte le ricette tradizionali, la ricetta cambia leggermente da famiglia a famiglia. Alcune varianti prevedono aromatizzazione particolari come quelle all'anice e vaniglia o solo vaniglia.
In PUGLIA e in particolare nella provincia di Bari, la devozione a santa Lucia è ricca di tradizioni antichissime che aprono ufficialmente le festività natalizie.
- a RUVO DI PUGLIA un falò in piazza e uno nei pressi della parrocchia dedicata alla santa riscalda i fedeli, e le famiglie sono solite riunirsi per cenare insieme con lagane e baccalà, panzerotti con cipolle lunghe e ceci fritti.
- a CORATO, ma alla vigilia del 13 dicembre, viene allestito un grande falò che prende il nome di Jò a jò, una tradizione che deriva da un rito propiziatorio pagano che auspicava l’arrivo del sole, del buon raccolto e dell’avverarsi di desideri e preghiere.
La tradizione del falò è presente, sin da tempi antichissimi, in diversi paesi pugliesi.
- a PUTIGNANO si riscopre ogni 12 dicembre la «città del fuoco»: dodici falò accendono la fredda notte d’inverno, in posti diversi con gruppi musicali itineranti, un palo della cuccagna da scalare, un inquietante processo all’eretico, con rogo finale e tanti volontari impegnati a preparare cataste di legna o gazebo sotto i quali far assaggiare antiche ricette putignanesi, tipiche della stagione.
- TERLIZZI è probabilmente uno dei centri urbani in cui la devozione verso Santa Lucia ha origini più profonde. Un antichissimo documento infatti dimostra la presenza del culto nei confronti della Santa sin dal 1059; oggi i parrocchiani della chiesa di S. Gioacchino organizzano una piccola festa composta dal Triduo e dalla sagra di cibi tipici che si svolge attorno ad un grande falò: il fuoco di Santa Lucia.
- a BITONTO, S. Lucia è venerata nell’omonima chiesetta romanica del XII sec. ( più volte rimaneggiata). Per tradizione dopo la processione dedicata alla santa, non si svolgono più processioni fino alla Settimana Santa; la festa esterna è invece organizzata la 2° domenica di luglio. Come ogni anno, in piazza S. Silvestro Papa, nel cuore del centro storico, dalle 17.30 viene acceso il tradizionale falò a cura del gruppo folklorico bitontino “Rè Pambanèlle”, con canti e balli della tradizione contadina bitontina e pugliese e degustazione di prodotti tipici.
- a MOLFETTA, con la festa di Santa Lucia, iniziano i primi concerti di Natale, in cui canti della tradizione popolare molfettese, tra cui “Nonne Nonne” e la più nota “Santa Allegrezza”, si uniscono ai classici quali “Tu scendi dalle stelle” o “Adeste fideles” ; inoltre si possono gustare i tipici tarallucci chiamati “re d’occhiere de Send’a Lucì”.
In Trentino Alto Adige, dal 13 dicembre e per tutto il periodo natalizio, si deliziano i palati degli ospiti con lo ZELTEN, un dolce che varia da famiglia e famiglia ma che mantiene comunque un impasto di pane con frutta secca e candita.
Nasce come piatto di montagna, composto di ingredienti semplici e facilmente reperibili da consumare, come dice la parola stessa (dal tedesco “selten”, tavolta), una volta all’anno.
TOSCANA
In TOSCANA si mettono in tavola i bollènti o necci, frittelle a base di castagne cotti sui testi, utensili piatti simili a quelli usati per la pizza, da consumare caldi e farciti con ricotta e stracchino arrotolati come dei cannoli.
CALABRIA
- a CORIGLIANO CALABRO si raccolgono le TRIDICI COSI, tredici varietà di frutta poiché la cucina e' legata al numero tredici
- un dolce simile alla cuccìa siciliana viene preparato anche nella città calabrese di PAOLA, in provincia di Cosenza.
in SARDEGNA si benedicono i biscocchi, i biscotti sardi (biscottos + ocros = occhi) per proteggere la vista. I biscocchi, dalla forma rotondeggiante, sono incisi al centro per simulare la fessura delle palpebre e da lì farciti con marmellata, solitamente di mirtilli.
In questa regione possiamo gustare la CIAMBELLA ALL’ANICE DI SANTA LUCIA
Il dolce è una semplice ciambella soffice ma con la particolarità di un sapore molto noto nelle Marche, l’anice. Una pianta i cui semi donano una profumo unico e riconoscibile e che ha dato vita ad una dei liquori più famosi: l’Anisetta. Ma anche il Varnelli, una varietà di mistrà altra eccellenza marchigiana.
in VENETO la santa è la protettrice dei fidanzati. Per tradizione il fidanzato deve regalare alla fidanzata il mandorlato,(ovvero il simbolo della benevolenza della Santa verso la coppia) un torrone fatto di miele e mandorle, che viene preparato in gran quantità affinché tutta la famiglia della coppia possa consumarlo.
- a VERONA, in quanto festa dedicata ai bambini, nel giorno di santa Lucia insieme ai più piccoli si preparavano i puoti o biscotti di santa Lucia a forma di bambole, i salami e si conservava la carne d’oca in vista di Capodanno.
- nelle campagne veronesi era usanza "metare le ochete" a Santa Lucia, ovvero mettere la carne dell’oca in un intingolo particolare, che durasse per tutto l’inverno. L’oca veniva prima sgrassata, il grasso ricavato si faceva sciogliere in pentola, l’animale veniva nel frattempo disossato, tagliato a pezzi e lasciato per 4 giorni sotto il sale. Trascorso questo periodo i pezzi venivano fatti scolare, si asciugavano e poi venivano messi in vasi di vetro o terracotta , avendo cura di coprirli con il grasso precedentemente sciolto. In questo modo la carne poteva conservarsi anche un anno. La tradizione prevedeva comunque che il primo vaso venisse inaugurato a Capodanno, per augurare giorni fecondi e ricchi di soddisfazione a tutti i componenti della famiglia.
I"puoti" sono, soprattutto in Lessinia, i dolci tipici di Santa Lucia e del Natale. Si chiamano così perché hanno la forma di un bambolotto, di un "puoto" appunto e la leggenda narra che a crearli sia stata proprio Santa Lucia, apparsa sotto forma di una vecchia anziana che aveva chiesto ospitalità ad una povera famiglia di Badia Calavena. L'anziana era stata sorpresa da una bufera di neve e se non avesse trovato riparo sarebbe sicuramente morta. Un rifugio lo trovò nella casa di una famiglia povera che condivise quel poco che aveva con la vecchia viandante. Era la notte prima di Santa Lucia e i bambini erano felici perché sapevano che la Santa quella notte gli avrebbe portato dei dolci. Loro però desideravano anche delle bambole, ma non era possibile accontentarli, perché i soldi per comprare le bambole non ce n'erano. Così, quando i bimbi andarono a dormire, l'anziana svelò la ricetta dei "puoti" alla signora che tanto calorosamente l'aveva ospitata. Con i "puoti" i bambini sarebbero stati accontentati perché avrebbero avuto sia le bambole che i dolci desiderati.
Che quell'anziana fosse Santa Lucia, la donna lo capì quando la vide creare i "puoti" con un pizzico di magia. La farina, infatti, era poca, ma l'anziana continuava a tirarne fuori a manciate, come se fosse infinita. Le uova non c'erano e così Santa Lucia prese le nespole e le ruppe come se fossero uova e ne ricavò tre tuorli. L'anziana trasformò anche l'acqua in latte e da una pentola ormai vuota prese un panetto di burro. Impastò tutto e lavorò la pasta in modo da creare tre bambolotti. Dopo averli cotti, Santa Lucia uscì e prese un po' di neve, la fece scendere su quei dolci mutandola in zucchero a velo. L'ultima magia fu il mattino seguente quando i tre "puoti" diventarono sei, dieci, e ancora di più. Tutta la famiglia si potè sfamare con quei dolci, mentre l'anziana, passata la tempesta, era già andata via.
;-)
Questo post ha avuto 243 visualizzazioni!! Vi ringrazio! Se vi soffermate a leggere curiose, testimoniatelo lasciando un commento, buona giornata a tutte
E’ usanza ad ALESSANDRIA gustare I lacabòn di Santa Lucia un dolce tipico.
I lacabon, o laccabone, sono bastoncini di caramello induriti, fatti con miele e zucchero e venduti avvolti in sacchetti di carta oleata bianca.
Gli alessandrini, nel giorno di Santa Lucia, si recano nell’omonima chiesa settecentesca nella piazzetta tra via Milano e via Chenna, per pregare la santa protettrice della vista.
Ai lati della chiesa due ali di bancarelle continuano la tradizione di mostrare in bella vista i cartocci del dolce tipico della città: i lacabon, insieme a tante caramelle, torroni e il croccante fatto sul momento.
Facendo un breve viaggio nella storia di questo dolce non si può non ricordare il più anziano e famoso dei fabbricanti di lacabon, Leonardo Fortino. Scomparso nel 2004, nella sua vita imparò l’arte del lacabon dal nonno e dal padre, custode in casa del calderone in cui bollire l’impasto e del chiodo su cui tirarlo e stirarlo. E poi Vincenzo Leone, che ogni anno prepara lo speciale dolce per gli alessandrini.
I lacabon di Santa Lucia sono un dolce tipico alessandrino: difficilmente infatti ne avrete sentito parlare nel resto d’Italia!
Santa Lucia è una festa molto sentita dagli alessandrini: per l’occasione, la città si veste a festa: qui luci, profumi, colori, creano l’atmosfera che ha investito le vite dei cittadini di Alessandria, dall’infanzia alla vecchiaia, e continua a farlo ormai da generazioni, anche dei più piccoli.
Un dolcetto da gustare in strada, che piace tanto a grandi e bambini.
Qui in Toscana non si festeggia, ma da curiosona come sono mi piace sperimentare anche ricette di altre Regioni.
Buona Domenica
Questa è la ricetta dei dolci che prepara la mia dolcissima mamma (Mammalu46) in occasione di questa festa:
https://www.dolcidee.it/ricette/dolcine/gatti-di-santa-lucia
ti ringrazio per aver postato il link della ricetta .......in questo modo altre dolcine potrebbero " replicarla"
Si tratta di focaccine natalizie svedesi, che tradotte letteralmente si chiamano "gatti di S.Lucia".
https://www.dolcidee.it/ricette/dolcine/brioche-di-santa-lucia-o-lussekatter/
Date un'occhiata se vi interessa..auguri a tutte le Lucia!!!
Anche questi si fanno! Ripieni o di papavero o di marmellata! Ma adesso si usa anche la Nutella!!!
E questi!! Ke andrebbero conditi con burro fuso e papavero ma a me nn piace per cui grana!!
ottime tutte le tue preparazioni.......ma che bello Santa Lucia e' la patrona della tua cittadina......quest'anno sarà stato difficile poterla festeggiare??
Ieri ho preparato i lussekatter o gatti di Santa Lucia, sono dei dolcetti lievitati svedesi a forma di S che ricordano la coda arrotolata di un gatto.
La loro storia è antica e intreccia i rituali pagani ai culti cristiani.
La parola Lussekatter rimanda al nome della Santa protettrice della vista e portatrice di luce, Santa Lucia. Si dice quindi che proprio per la mancanza di luce sia stato aggiunto simbolicamente a questi dolcetti lo zafferano per renderli luminosi come piccole fiammelle.
Un’altra leggenda, invece, attribuisce l’etimologia del nome a Lucifero e ai gatti.
Secondo una credenza popolare tedesca, infatti, il diavolo con sembianze di un gatto spaventava i bambini e Gesù li proteggeva donando loro dolcetti che con il loro particolare colore luminoso avrebbero allontanato Lucifero.
Vi lascio il link della ricetta https://www.dolcidee.it/ricette/dolcine/lussekatter-o-gatti-di-santa-lucia
Io ho fatto il dolce di santa Lucia, buono morbido profumato.
Lascio il link
https://www.dolcidee.it/ricette/dolcine/pane-di-santa-lucia-1
Buon sabato......parteciperai alle iniziative delle ambasciatrici? Ti aspetto!!